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Nel cuore delle Alpi, all’estremità nord della Lombardia, Valtellina e Valchiavenna, che oggi costituiscono la provincia di Sondrio, sono da sempre la porta verso il nord Europa e l’accesso verso il Mediterraneo. È documentata la presenza dell’uomo fin da 10.000 anni fa, quando l’alta val San Giacomo, una delle tre vallate che compongono la Valchiavenna, era frequentata da cacciatori, di cui sono state trovate inequivocabili tracce al Pian dei Cavalli.
Al neolitico poi, sono state datate in Valtellina le incisioni rupestri della cosiddetta Rupe magna di Grosio, in particolare le scene con raffigurazione di danze e preghiere Le analogie con le incisioni rupestri della Valcamonica testimoniano stretti rapporti fin dall’antichità tra le due valli confinanti.
All’età del rame (3200-2500 a. C.) sono datate le stele di Castionetto, Valgella e Caven. In quest’ultima è raffigurato il carro. Alla successiva età del bronzo (2500-1000 a. C.) vengono fatti risalire due pugnali rinvenuti a Piattamala, una spada di Fumarogo in Valdisotto e coltelli trovati a Chiavenna e a Montespluga. Infine all’età del ferro, che dal 1000 a. C. giunge all’epoca romana, precisamente al V secolo, sono state datate le sepolture trovate a Teglio e le urne cinerarie emerse durante scavi occasionali a Mese
Le iscrizioni con caratteri nord-etruschi di Tresivio e di Montagna e il frammento a bassorilievo di Bormio, nel quale sono raffigurate due figure di soldati, forse collegate al culto delle acque termali, avvalorano quanto afferma Livio, cioè che qui arrivarono popolazioni della stessa stirpe degli etruschi, scacciate – secondo Plinio il Vecchio – dalla pianura padana dai Galli o Celti nella battaglia del Ticino del V secolo a. C. Sono quelli che conosciamo come Reti.
Quelle antiche popolazioni dovevano essere dedite principalmente all’agricoltura, testimoniata da alcuni attrezzi raffigurati nelle incisioni su roccia, ma non mancavano i soldati, necessari per difendersi dalle frequenti scorrerie di eserciti e gruppi armati, e gli addetti al culto.
Il territorio alpino interessò solo più tardi i Romani, che invece mostrarono maggiore interesse per la pianura padana e la zona orientale, come dimostra la costruzione della via Emilia da Rimini a Piacenza e la fondazione della colonia di Aquileia. Solo nel 59 a. C. Como divenne colonia romana, mentre ancora il territorio più a nord non fu oggetto di particolari attenzioni, anche perché il confine settentrionale dell’impero era sul Reno e sul Danubio.