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La pietra ollare, che già Plinio il Vecchio cita nella sua Naturalis Historia, proprio in riferimento alla Valtellina, cominciò ad essere lavorata in epoca remota
In Valmalenco e in Valchiavenna si possono trovare ancora una decina di cave di pietra ollare, alcune abbandonate altre parzialmente in attività.
La pietra ollare è una formazione rocciosa di colore verde opaco, molto tenera e quindi facilmente lavorabile specie al tornio.
Il nome ollare deriva dal latino "olla" col significato di pentola, contenitore di olio.
Nel passato era usata quasi esclusivamente per la preparazione di recipienti quali i "lavècc" (pentole di diversa dimensione), gli "stüin" (ottime pentole per cuocere stufati) e i "fùràgn" (per conservare formaggi, burro o lardo).
La particolarità di questo materiale è di essere molto resistente al fuoco e di conservare il calore a lungo, permettendo così una lenta cottura ideale per stufati e minestre, ma si presta anche per le carni alla brace sulla “pioda” (lastra in pietra ollare o serpentino).
In questi ultimi decenni, la lavorazione tradizionale della pietra ollare si è orientata verso la produzione artigianale a carattere artistico, tanto che alcuni artigiani, hanno cominciato a decorarla con disegni incisi a mano o a scolpirla per ottenere oggetti ornamentali molto apprezzati.
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