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Imponente edificio costruito con pietre locali e decorato con graffiti. E' detto anche Palazzo del Governo o della Provincia
Nel 1927 una disastrosa alluvione del torrente Mallero causò gravissimi danni all’edificio dove avevano sede gli uffici provinciali. Poiché la vecchia sede era comunque inadeguata alle accresciute esigenze dell’ente, subito dopo l’alluvione fu presa la decisione di costruire un nuovo grande palazzo dove avrebbero trovato posto anche la Prefettura, la Questura ed altri uffici provinciali. Nel 1930 fu perciò lanciato un concorso nazionale vinto dal milanese Giovanni Muzio (1893-1982), architetto tra i più in vista del momento, impegnato in quegli anni nella progettazione dell’Università Cattolica di Milano. Al suo fianco operava l’architetto Abele Antonio Maiocchi.
Il nuovo stabile, subito battezzato “Palazzo del Governo”, andò ad occupare, ridisegnandola completamente e determinando futuri sviluppi urbanistici, una vasta area compresa tra il centro storico e la stazione ferroviaria che si trovava in una zona a quel tempo periferica
Articolato intorno ad una corte centrale e attraversato da una galleria concepita come un pubblico passaggio, l’edificio comprende due torri: più alta quella della Prefettura, più bassa quella della Provincia, nel rispetto della scala gerarchica delle due istituzioni.
Due sono peraltro anche gli ingressi, posti alle estremità della galleria e prospettanti sui due corsi che, disegnati al tempo della costruzione del palazzo, finalmente collegarono il piazzale della stazione con Piazza Garibaldi e con l’attuale Piazza Campello, a quel tempo Piazza Roma. Due anche i giardini, uno a sud, percorribile da parte a parte, l’altro a nord, dietro i volumi curvilinei della sala espositiva e della sala consiliare.
Secondo Muzio, un edificio doveva essere rispettoso dello spirito del luogo. Ecco quindi, a Sondrio, l’uso di materiali da costruzione appartenenti alla tradizione locale come il granito, la beola, il serpentino, il legno. Ed ecco nelle parti alte dell’edificio, sopra le zoccolature in pietra, l’uso della decorazione a graffito che Muzio aveva notato su alcuni edifici storici, girovagando in valle con un taccuino per gli schizzi. All’identità locale rimandano anche i sei grandi dipinti realizzati nel 1934 da Gianfilippo Usellini sulle pareti della Sala consiliare. Eseguiti con la tecnica dell’encausto (colore a tempera sciolto nella cera fusa e fissato a caldo sulla parete) e disposti sopra un’alta pannellatura lignea, raffigurano le tipiche attività valtellinesi: La mietitura, La vendemmia, La tessitura, la filatura e la pesca, La lavorazione del granito e l’alpinismo, La caccia e l’industria del legname, L’alpeggio.
Era inoltre abitudine di Muzio progettare un edificio sin nei minimi dettagli e prestare grande attenzione alle fasi esecutive, scegliendo con cura imprese e artigiani da seguire passo passo, per evitare fraintendimenti o semplificazioni. Furono così coinvolte molte ditte locali, e non solo per la struttura architettonica, ma anche per gli arredi che Muzio progettò o scelse personalmente, dando vita ad un insieme di assoluta coerenza.
Per informazioni:
Ufficio Turistico Sondrio Valmalenco
Tel. +39 0342 451150 - +39 0342 219246 - info@sondrioevalmalenco.it