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Nel I secolo dopo Cristo Augusto, per controllare le scorrerie delle popolazioni a settentrione, fece costruire una strada di collegamento tra il “municipium” romano di Como e Coira (Curia Raetorum). Essa percorreva il versante occidentale del Lario come via Regina , cioè Regia, continuando come via Francisca sul versante destro della Valchiavenna. Da Chiavenna si dipartivano due diversi itinerari, che avevano entrambi come meta Coira: uno attraverso la val San Giacomo e il passo dello Spluga, l’altro attraverso la val Bregaglia e il passo del Settimo. Quest’ultimo sarà per secoli preferito, permettendo di raggiungere Coira attraverso un solo passo: un tragitto più diretto, rispetto a quello che richiedeva di valicare i passi del Maloggia (Maloja) e poi del Giulia (Julier). “Clavenna” e “Summo lacu” (Samòlaco) sono ricordati negli itinerari romani nel territorio che doveva corrispondere alla “Regio XI Transpadana”, dipendente da Como.
Minor interesse i Romani ebbero per la Valtellina, non essendo percorsa dall’itinerario più breve per raggiungere Coira. Anche la via Valeriana, che si volle mettere in relazione con un imperatore Valerio, significa semplicemente strada di valle. A differenza di quella che percorreva la Valchiavenna, che aveva il compito primario di collegare con l’Oltralpe, questa doveva prevalentemente mettere in comunicazione gli abitati della valle.
Vari ritrovamenti, anche ceramici (gli ultimi risalgono al 1973-74) assicurano che l’antica “Clavenna”, con una necropoli, era tra il fiume Mera e la rocca del Paradiso-Castellaccio, divisa dalla fenditura della Caurga, cava di pietra ollàre romana, com’è testimoniato dalla tecnica di estrazione e dalla scritta “Salvius”. A questo si aggiunga il ritrovamento di un ossuario, di un’anfora da olio e di are che testimoniano il culto di Giove e che vengono fatte risalire ai primi secoli d. C.
In Valtellina un’iscrizione, rinvenuta a Stazzona, riporta il nome di due camuni, testimoniando così che anche in età romana continuarono i rapporti tra le popolazioni delle valli adiacenti della Valtellina e della Valcomica. Un’altra iscrizione, databile al II secolo d. C., fu trovata a Ponte e ricorda un veterano, Gaio Caninio Sissio, forse originario della valle.
Notevole importanza assume in tale contesto la cosiddetta Tabula peutingeriana, cioè una tavola di bronzo, trovata a Cles nel 1896, che riporta un editto emesso dall’imperatore Claudio nel 46 d. C. per regolare i rapporti tra popolazioni alpine. Vi si accenna a una controversia tra i “Comenses” e i “Bergalei”, dove i primi sono ovviamente gli abitanti di Como e i secondi quelli della Bregaglia, una suddivisione dei Reti, in lotta con il potere imperiale per lo sfruttamento delle proprie terre comuni.