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Gian Giacomo Paribelli nacque ad Albosaggia nel 1588 e si laureò in diritto nel 1613. Compì varie missioni dopo l’insurrezione valtellinese, in Svizzera, a Roma e a Madrid. Ha lasciato un interessante diario del suo lavoro e le relazioni diplomatiche, in parte pubblicate. Morì a Sondrio il 25 dicembre 1635.
Giacomo Paravicini detto Gianolo nacque a Caspàno il 5 giugno 1660. Ha lasciato dipinti nelle cappelle dell’arcipretale di Caspàno e in varie chiese della Valtellina, a cominciare dalla parrocchiale di Chiuro. Due sue grandi tele con episodi della vita di san Carlo Borromeo sono nel duomo di Milano; altre sono a Crema e a Biumo Inferiore (Varese). Morì a Milano il 28 febbraio 1729.
Gian Antonio Paravicini nacque a Sondrio il 17 gennaio 1588 e si laureò in teologia a Pavia nel 1612. Fu parroco di Poschiavo, di Montagna e dal 1620 arciprete di Sondrio. Nel 1653 divenne vescovo di Santa Severina in Calabria, dove morì il 17 novembre 1659. Tra i suoi scritti il più importante è “Stato della pieve di Sondrio”, pubblicato e annotato nel 1969 a cura di don Tarcisio Salice.
Paolo Paruta nacque a Chiavenna il 23 marzo 1737 e studiò al collegio Elvetico di Milano Prete nel 1760, fu canonico di Chiavenna. Si appassionò alla paleografia e trascrisse molte pergamene dell’archivio della collegiata. Nel 1767 fu chiamato dal governo austriaco a Como per il riordino di quell’archivio civico e nel 1773 fu nominato soprintendente degli archivi gesuitici a Milano. Morì a Chiavenna il 26 gennaio 1791.
Egidio Pedrotti nacque a Tirano il 27 novembre 1878 e divenne sacerdote nel 1904, passando parroco a Roncaiola, quindi a Tovo Sant’Agata, dove rimase per tutta la vita. Ebbe uno spiccato interesse per la storia valtellinese e fu dal 1953 alla morte presidente della Società storica. È autore di molte opere, tra cui “Gli xenodochi di S. Remigio e S. Perpetua”, “La storia di Grosio e le sue pergamene”, “La storia dell’Aprica”, “I Venosta catellani di Bellaguarda”, “Le fortificazioni di Tirano”. Morì a Tirano il 21 luglio 1964.
Francesco Piatti nacque a Teglio verso il 1639 e visse a Mazzo. È autore di vari dipinti a soggetto laico, come “Cleopatra” nel palazzo Peregalli di Delebio e a carattere religioso come la pala dell’Eucarestia tra i santi Rocco e Carlo nella chiesa di Postalesio. Fu anche maestro di cappella a Mazzo. Morì a Tirano il 9 agosto 1716.
Giuseppe Piazzi nacque a Ponte il 16 luglio 1746. Sacerdote nel 1769, dopo aver studiato filosofia, matematica e astronomia, si recò a Genova, Malta e Palermo, dove fondò l’osservatorio astronomico. Viaggiò in Francia a Gran Bretagna per acquistare gli strumenti che gli consentirono di studiare 6748 stelle fisse e di pubblicarne il catalogo. Nel 1801 scoprì il pianetino che chiamò Cerere Ferdinandea. Morì a Napoli il 22 luglio 1826.
Balilla Pinchetti nacque a Tirano l’1 dicembre 1889 e si laureò a Firenze, insegnando a Catania, Fiume, Genova e Milano, dove divenne preside del liceo artistico di Brera. Morì a Tirano il 5 gennaio 1973. È autore di molte opere letterarie: raccolte di poesie, traduzioni di opere di Lucrezio, Orazio, Fedro. Le sue poesie sono state stampate nel 1975 con il titolo "Umana sorte”.
Francesco Saverio Quadrio nacque a Ponte l’1 dicembre 1695 e fu abate gesuita, diventando poi prete secolare. Tra le sue molte opere letterarie si ricorda quella in tre volumi riguardante la sua terra: “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua delle Alpi, oggi detta Valtellina”, che fu anche riedita nel 1960. Morì a Milano il 21 novembre 1756.
Maurizio Quadrio nacque a Chiavenna il 6 settembre 1800 da una Pestalozzi e da padre di Chiuro, medico e segretario comunale. Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Pavia, ma nel 1821 partì per il Piemonte, dov’erano scoppiati i moti liberali. Per sfuggire all’arresto fu in Spagna, in Francia e in Svizzera, per passare in Russia dove insegnò sino al 1833. L’anno dopo si costituì al confine di Piattamala e la condanna a morte gli fu commutata in sei mesi di carcere. Abbracciati gli ideali mazziniani, ebbe importanti incarichi a Milano, Lugano e Roma, dove divenne segretario privato di Mazzini, che seguì in Svizzera e a Londra. Repubblicano intransigente, anche più del suo maestro, diresse vari giornali e scrisse sette libri di argomento politico. Morì a Roma il 13 febbraio 1876 ed è sepolto nel Pincetto del Verano.
Pio Rajna nacque a Sondrio l’8 luglio 1847 e insegnò nei licei a Modena, a Milano nell’Accademia scientifico-letteraria, a Firenze in quella di lingue neolatine all’Istituto superiore.. Tra le sue opere, che diedero grande impulso alla filologia, si ricordano “Fonti dell’Orlando Furioso”, “Le origini dell’epopea francese”, “La genesi della Divina Commedia”: Fu tra i fondatori della Società storica valtellinese. Morì a Firenze il 25 novembre 1930.
Pietro Redolatti nacque a Menaròla il 27 dicembre 1871. Raggiunto il padre in Argentina, gli subentrò nella direzione del negozio all’ingrosso a La Plata, che teneva anche la rappresentanza delle principali compagnie di navigazione. Ebbe la reggenza consolare e la corrispondenza come agente del Banco d’Italia & Rio de La Plata per il servizio vaglia del Banco di Napoli. Passò quindi a produrre formaggi tipo parmigiano. A metà ‘900 l’azienda dei tre fratelli Redolatti aveva 200 dipendenti, per lo più italiani, contava 5000 mucche in 8 aziende, terreni per 15.000 ettari. Altrettanti i litri di latte giornaliero, con 300 tonnellate di formaggio all’anno, oltre a 30.000 sacchi di grano e 70 tonnellate di patate. Sostenne varie istituzioni benefiche argentine e contribuì alla costruzione a Castanedi di Menaròla della sala parrocchiale, del campanile in ricordo dei caduti e della strada carrozzabile. Alla morte, avvenuta a Buenos Aires il 2 ottobre 1951, lasciò una proprietà di 9 ettari per farne un preventorio per mamme e bambini.
Giovan Pietro Romegialli nacque a Morbegno il 24 gennaio 1738 e studiò pittura a Roma, Torino e Como. Le sue opere sono in Valtellina, soprattutto nel borgo natio, dove lavorò al palazzo Malacrida e alla chiesa dell’Assunta. Si ricordano suoi affreschi nelle chiese di Postalesio, della Sassella e della collegiata di Sondrio. Ivi morì il 4 gennaio 1799.
Giuseppe Romegialli nacque a Morbegno nel 1779 dal pittore Giovan Pietro e fu un affermato avvocato. Raccolse molti documenti storici, oggi all’Archivio di stato di Sondrio e scrisse “Storia della Valtellina e delle già contee di Bormio e Chiavenna”, stampata nel 1839. Morì a Sondrio il 29 gennaio 1861.
Nicolò Rusca nacque a Bedano in Ticino nell’aprile 1563. Divenne sacerdote e dottore in teologia. Fu parroco a Sessa e dal 1590 arciprete di Sondrio. Difese strenuamente la confessione cattolica cercando di contrastare la diffusione della Riforma in valle, per cui fu accusato di complicità nel tentato omicidio del predicante evangelico Scipione Calandrino, arrestato nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1618 e condotto a Coira, poi a Thusis. Qui fu interrogato e sottoposto alla tortura, durante la quale morì il 4 settembre 1618. È in corso la sua causa di beatificazione.
Gian Domenico Scamozzi nacque a Piateda o a Ponte nel XVI secolo. Da giovane si trasferì a Vicenza come carpentiere e grazie alle sue capacità divenne valente architetto, primo maestro di suo figlio Vincenzo, illustre allievo del Palladio. A Vicenza lasciò alcuni edifici monumentali. Morì dopo il 1581.
Sebastiano da Piuro visse tra i secoli XV e XVI. Allievo del Bergognone, lavorò sulla riva occidentale del Lario, dove ha lasciato nel 1517 il suo unico ciclo firmato nella chiesa di San Giacomo di Livo sopra Gravedona. Gli affreschi decorano l’abside semicircolare e rappresentano Cristo benedicente tra gli evangelisti, la Madonna e san Rocco e, sotto, gli apostoli a tutta figura in vivaci atteggiamenti. Altri dipinti gli vengono attribuiti nell’aula della stessa chiesa, all’esterno di quella di Musso, a Gravedona e a Gera Lario. Non risultano sue opere in Valchiavenna.
Renzo Sertoli Salis nacque a Varese il 20 agosto 1905. Docente universitario di diritto coloniale e pubblicista, fu vice presidente della Società storica valtellinese dal 1953 al 1964 e presidente dal 1964 al 1988. Più di 700 sono i suoi titoli tra articoli, prefazioni e recensioni, una ventina i volumi, tra cui si ricordano, di argomento storico valtellinese e valchiavennasco, “I principali toponimi in Valtellina e Val Chiavenna” (1955) e “Tirano di ieri. Saggi storici” (1959). Morì a Sondrio il 3 gennaio 1992.
Gerolamo Stampa nacque a Chiavenna il 10 agosto 1772 e si laureò in legge. Nel 1797 divenne presidente della Società patriottica chiavennasca. Collaborò come delegato al congresso di Vienna con Diego Guicciardi per l’unione di Valtellina e Valchiavenna alla Repubblica Cisalpina. Le lettere da lui inviate da Vienna alla moglie sono state pubblicate da Sandro Massera. Morì a Milano il 14 dicembre 1827.
Giovan Battista Stoppa nacque a Sent in Engadina nel 1624 da genitori chiavennaschi. Studiò teologia a Leida e a Ginevra, fu precettore in Francia e ministro dei valdesi savoiardi a Londra. Fu inviato da Cromwell in delicate missioni a Parigi, La Rochelle, Bordeaux e Lione, ma anche in Olanda. Nel 1655 pubblicò “Collection or Narrative sent to His Highness the Lord Protector […] concerning the Bloody and Barbarous Massacres […] of the Valsenses”: Caduto in disgrazia presso il Cromwell, raggiunse il fratello Pietro in Francia e intraprese la carriera militare, combattendo in Olanda e in Belgio. Nel 1664 pubblicò a Charaton “Traduction de sermons anglois de Baxter sur la parabole de l’invitation aux nopces sur ces mots de S. Matth. 22. 5. Mais ils n’en tinrent point de compte” e a Parigi nel 1673 “La religion des Hollandais representée en plusieurs lettres écrites par un officier de l’Armée du Roy à un pasteur et professeur en théologie de Berne”. Dopo varie campagne militari uscì nel 1690 a Parigi un ultimo suo scritto: “Giustificazione de’ Colonnelli, et capitani grigioni, i quali servono il Re di Francia, spiegata in una lettera scritta a’ Signori capi delle Tre Leghe de’ Grigioni”. Morì il 23 agosto 1692 ed è sepolto a Mons in Belgio.
Ponziano Togni nacque l’8 febbraio 1906 a Piuro, dove il padre mesolcinese e la madre Vanossi chiavennasca avevano un birrificio. A Chiavenna trascorse l’infanzia, iscrivendosi poi al liceo artistico di Brera e alla scuola superiore di architettura, sempre a Milano, dove si diplomò nel 1930. Fu per due volte in Africa, poi negli Stati Uniti e girò l’Italia, ma ebbe una predilezione per Firenze, dove frequentò l’accademia di belle arti e la scuola libera di nudo e anatomia artistica. Lì conobbe nel 1937 il pittore Pietro Annigoni, che gli fu, più che maestro, amico e collega. Abitò per molti anni a Zurigo e a Monticello in Mesolcina, ma tornava spesso a Chiavenna, nella sua casa in piazza Castello. Morì a Bellinzona il 10 giugno 1971. È considerato uno dei principali pittori grigioni del Novecento. Sue opere sono in collezioni pubbliche e private della Svizzera, dell’Italia e dell’Africa.
Giovan Battista Tognoni nacque a Dalò di San Giacomo il 20 marzo 1709. Sacerdote e dottore in teologia, svolse il suo ministero sempre a San Giacomo. A lui si deve un libretto, stampato a Milano in occasione dell’incoronazione della statua della Madonna di Gallivaggio da parte del vescovo di Como Cernuschi, nel 250° anniversario dell’apparizione. Si intitola “Apparizione miracolosa di Maria Vergine in Gallivaccio nella valle di San Giacomo Contado di Chiavenna”. Morì a San Giacomo l’8 aprile 1778.
Luigi Torelli nacque a Villa di Tirano l’1 febbraio 1810. Studiò filosofia e diritto a Vienna e nel 1832 ebbe un pubblico impiego a Milano, ma quattro anni dopo, non potendo mantenere la fedeltà al governo austriaco, si dimise e rientrò a Tirano. Qui lavorò per debellare il colera, meritandosi una medaglia d’oro al valor civile. Combatté nella Cinque giornale di Milano e nella battaglia di Novara. Dopo l’unità, fu più volte deputato a Torino e presentò tra l’altro una legge a favore della Valtellina, colpita dalla crittogama e dalla siccità. Fu nominato governatore della provincia di Sondrio e successivamente fu ministro dell’agricoltura (1864-65) e prefetto di Palermo e di Venezia. Morì a Tirano il 14 novembre 1887.
Cipriano Valorsa nacque a Grosio agli inizi del XVI secolo. Fu pittore influenzato dall’arte lombarda e dagli artisti dopo Leonardo, presenti anche in valle con loro opere. Ha lasciato una serie di dipinti a carattere religioso in molte chiese della Valtellina ed è il più importante pittore locale del Cinquecento. Morì pochi giorni dopo il 6 giugno 1604, quando dettò il suo testamento.
Athos Valsecchi nacque a Gravedona il 26 novembre 1919, si laureò in lettere all’Università cattolica di Milano, insegnò alla scuola media di Chiavenna, dove fu anche preside incaricato. Dal 1948 fu deputato della Democrazia Cristiana al parlamento per tre legislature e senatore per altrettante, ricoprendo incarichi di primo piano, tra cui quelli di sottosegretario al Bilancio, alle Finanze e alla Presidenza del consiglio. Fu ministro dell’Agricoltura e foreste nel ’68, delle Poste e telecomunicazioni nel ’69, della Sanità e delle Finanze nel ’72. Fu pure presidente dalla sua istituzione della Federbim, dal ’57 della federazione provinciale Coldiretti. Fu sindaco di Chiavenna dal 1951 al ’55 e dal 1963 al ’70. Morì a Roma il 20 luglio 1985.
Ezio Vanoni nacque a Morbegno il 3 agosto 1903 e si laureò in legge a Pavia. Insegnò nelle università di Cagliari, Roma, Padova, Venezia e Milano e svolse la libera professione di avvocato. Durante il periodo fascista si accostò a De Gasperi e, dopo la guerra, rivestì incarichi importanti. Nel ’46 fu deputato alla Costituente e nel ’47 divenne ministro del commercio con l’estero. Eletto senatore l’anno dopo, fu ministro delle finanze in tre governi presieduti da De Gasperi, impostando la riforma tributaria che porta il suo nome. Riconfermato senatore, nel ’53 fu nuovamente ministro delle finanze e poi del bilancio. Fu apprezzato come politico, esperto in materia finanziaria e come uomo, dotato di grande equilibrio e levatura morale. Morì a Roma il 16 febbraio 1956, dopo essere stato colto da malore mentre pronunciava un importante discorso in senato.
Antonio Vanossi nacque a Chiavenna il 16 agosto 1789. Sulla base della scoperta della Lena-Perpenti, fece i primi esperimenti circa la coibenza al calore dell’amianto con un guanto a maglia, con cui estrasse dal fuoco e trasportò una spranga di ferro rovente, senza conseguenze. Confezionò abiti di amianto per pompieri e li collaudò nel 1830 in una selva presso Chiavenna e a Milano davanti al governatore austriaco, per cui ottenne una medaglia dall’Istituto di scienze, lettere ed arti. Ripeté con successo l’esperimento a Monaco di Baviera. Morì a Chiavenna il 9 maggio 1856, poco dopo essere stato nominato membro delle Società unite delle arti e industrie di Londra.
Suo figlio Matteo (1812-1891), allievo dell’Hayez a Brera, ha lasciato alcuni dipinti di carattere religioso in Valchiavenna.
Marcello Venusti (Venosta) nacque nel 1510-15 a Mazzo. Studiò pittura in Lombardia e poi a Roma, dove conobbe Michelangelo e fu allievo di Sebastiano del Piombo. Sue opere sono nei musei di Roma, dove il pittore morì nel 1579. Un suo lavoro, dipinto a olio, raffigurante la Sacra Famiglia, è conservato nella sacrestia del santuario della Madonna delle grazie a Grosotto.
Giovanni Visconti Venosta nacque a Milano il 4 settembre 1831 e studiò all’istituto Boselli. Inizialmente mazziniano, poi monarchico conservatore, dopo il 1859 fu commissario regio in Valtellina, nel ’65 deputato al parlamento. Fu giornalista, collaborando a “Il crepuscolo” e alla “Perseveranza”. Nel 1884 pubblicò delle novelle, a cui seguirono il romanzo “Il curato d’Orobio” e “Nuovi racconti”. Ma la sua notorietà è soprattutto dovuta a “Ricordi di gioventù. Cose vedute e sapute”, che rappresentano con vivacità la vita lombarda e valtellinese di metà Ottocento, e al suo scherzo poetico “La partenza del crociato”. Morì a Milano l’1 ottobre 1906.
Ausonio Zubiani nacque a Sondalo il 16 giugno 1869 e si laureò a Pavia in medicina e chirurgia nel ’94. Si occupò di tisiologia: pubblicò “Il privilegio della salute”, fondò l’Associazione valtellinese contro la tubercolosi, prima del genere in Italia, e aprì a Sóndalo una casa sanatoriale. Nel 1902 era la volta del Primo sanatorio italiano dott. A. Zubiani, che diresse fino allo morte e nel 1910 aprì il sanatorio Umberto I a Prasomaso sopra Tresivio. Morì a Milano il 20 marzo 1921.